Da: "vento... su TL" A: Oggetto: [Tamburi Lontani] RASSEGNA STAMPA DEL 2003/06/23 Data: lunedì 23 giugno 2003 7.44 Ciao Ragazziii!! Come volevasai dimostrare... NESSUN PLAYBACK! E... oggi in rassegna una straordinarai intervista di Claudiooooo A più tardi! Giuseppe -------------------------------------------------------------------------------- L'incontro del cantautore romano con i lettori del Gazzettino: due ore di conversazione raccontandosi con ironia e in libertà CLAUDIO BAGLIONI: DI QUA DAL PONTE, CON I SUOI FAN «Adoravo Celentano, e una volta io e De Gregori, ragazzini, corremmo dietro ai Pooh per un intero tour» Lei si alza in piedi, timida e impacciata. È il momento atteso da una vita. «Claudio finalmente ti trovo...». «Perché? Sei dell'Interpol?» Ridono di gusto le fan invitate al giornale fra coloro che hanno mandato le loro domande da fare al cantautore romano. Lui, camicia bianca, jeans grigio scuri, foulard, arriva poco dopo le 15, affiancato dal direttore Luigi Bacialli e dal critico Giò Alajmo che guida l'incontro. E fa una confessione choc. «Sono stato anch'io un fan, e di quelli scatenati.Io e De Gregori nei primi anni '70 abbiamo seguito un'intera tournée dei Pooh. Eravamo in prima fila. Mi piaceva D'Orazio. Aveva una batteria così grossa che la canzone era già finita e lui non aveva ancora finito di colpire tutti i piatti...» Poi si siede, pronto a rispondere a tutti. Ecco una sintesi di oltre due ore di "chiacchiere". Ti hanno detto di essere un sentimentale. È una patente... «Sono 35 anni che faccio dischi. Il primo l'ho inciso tra la fine del '67 e l'inizio del '68. Erano dei provini fatti a Milano. Non sono stati mai pubblicati. Mi convocò la casa discografica Ricordi, mi chiese di fare questi quattro brani con tre musicisti molto scocciati ai quali non fregava niente di questo ragazzetto di sedici anni e mezzo. Io, molto intimidito, stavo con mia madre che mi aveva accompagnato. Perché all'epoca ci accompagnavano le mamme, come a miss Italia. Il discografico che mi venne a visionare disse: ma com'è che stai tutto "rincagnato"? E io con una depressione pazzesca, tornai alla mia pensioncina, aprii la finestra e dissi: ve la farò vedere, un giorno sarò un grand'uomo. Poi ho scritto canzoni difficilissime e un album "Questo piccolo grande amore" dove c'era una storia d'amore postadolescenziale. Era un album più complicato di quelli che ho fatto negli anni '90. C'era una canzone divenuta popolare e da allora ho avuto la targhetta sotto la fotografia di cantore sentimentale». Fino all'ultimo disco. Tutti a dire: è più semplice, finalmente... «Io non lo credo, così come non credo che sia la riproposta di esperienze passate ma che ne sia piuttosto una revisione. Mentre nei tre album precedenti c'era una voglia molto velleitaria di ricerca dentro la musica e i testi in direzioni sconosciute, in questo ho cercato di farla in una direzione più conosciuta, nelle cose più vicine a me, nelle cose in cui, facendo un bilancio musicale, potevo riconoscermi di più. Per dare una definizione questo disco potrebbe essere un'antologia di inediti. Certe canzoni hanno una certa complessità come struttura melodica e degli arrangiamenti. Ma non ho avuto il tempo di rifare le cose come piace a me. Me l'hanno strappato. Io stesso del resto mi ero imposto tempi più brevi. Ci ho messo 10 mesi invece dei 3-4 anni che ci impiego di solito». Dentro cosa c'è? «C'è la voglia, dopo tante parole e tanta musica, di essere più diretto, di cercare di colpire me stesso ma anche gli altri senza troppe perifrasi o giri di parole con un linguaggio che sia spero semplice ma non banale. Un album molto apprezzato finora. Una bella soddisfazione perché pensavo di aver fatto uno schifo. Questo a dire la verità lo penso sempre, ogni volta che sta per uscire. Ma a un certo punto è una questione di sopravvivenza meritarsi la benevolenza di molte persone. Che lo apprezzino è il mio più grande successo». L'amore è ancora un tema conduttore? «Ho tentato in tutti i modi di non avere un filo conduttore nel disco e di tenere lontani i temi per non schiacciare alcuna canzone, perché quando poi si parte con l'idea di fare un album a concetto, o con un comun denominatore, qualcuna delle canzoni come in una squadra di ciclismo finisce per fare il gregario e tirare la volata alla campionessa. Mio malgrado ho la sensazione che si siano riaccostate quasi un po' da sole. Non so se sono canzoni tutte d'amore ma sicuramente vi prevale l'urgenza dell'amore, detto con più forza e con più insistenza alle persone e al mondo. Ovvero l'idea che l'amore, inteso come abbraccio fra le persone, è l'unica medicina possibile fra tante che hanno abitudini così diverse, culture così diverse, religioni così diverse, soldi, fame, così diverse. È solamente questo il collante, il cemento, ovvero questa reciproca accettazione fra individui, non fra occidentali e orientali, arabi e israeliani, cattolici e maomettani, ma solo fra persone in quanto possessori di una vita identica». Ma i testi vengono da dentro o ti fai... aiutare? «Mio Dio che domanda, voglio giocare il Jolly... (ride). Vivo una sorta di strabismo compositivo fra la parte musicale e i testi. Scrivo al 99 per cento sempre prima la musica perché mi dà felicità, il senso della magìa. E poi scrivo le... omelie. Ma la maggior parte del pubblico non è un musicista quindi delle canzoni prende la parte dello struggimento, della commozione. Le parole tutti le usano e colpiscono, anche le parole sceme. Io ho cominciato come musicista, non avevo velleità poetiche. Così le parole sono la mia parte terribile. Quando scrivo divento un dannato, vado in depressione». Le canzoni sono un viaggio nella vita? «Tutto quello che uno scrive è irrimediabilmente autobiografico. Però se dovessi raccontare esattamente quello che è accaduto direi una cosa che magari non è nemmeno commovente, tanto è vero che ci sono delle canzoni in cui ho mescolato più storie diverse. Poi il grande privilegio di gente che fa il mio mestiere è di raccontare i propri cavoli agli altri che li ascoltano e ti danno pure i soldi...» Ma ce ne sono alcune che non vorresti mai aver scritto? «Beh, vorrei riscrivere parti di certe canzoni. Una di queste è Bolero (mormorio di disapprovazione in sala) perché non riesco proprio a memorizzare certe strofe. Ho comprato anche quei cosi che si mettono nelle orecchie la notte con la mia cassetta che va, ma niente. La canto ma mi devo chinare su un foglio dove c'è scritta una parte del testo. Ogni tanto mi giro nei concerti e cerco di vedere la gente cosa canta per copiarli... (risate). E ho ripetuto l'errore in "A domani" che sembra un' "Ora pro nobis". Dopo tre mesi mi ero pentito anche di "Sabato pomeriggio"... Poi l'ho tenuta». Però non ti dà fastidio sentirle "rubate" dai cori? «È curioso, è come se tutti quelli che ascoltano Pollini si mettessero a suonare.. Beh, magari capita che studi per otto giorni un'introduzione al pianoforte e appena stacchi i piedi dal pedale nel silenzio si sente un grido... "Claudio!!!". Eh, sono io Claudio, lo so. Ma vorrei suicidarmi. Però no, non sono geloso. Ad Ancona mi hanno detto di aver visto delle persone coi fogli e le lucette per poter cantare i testi...» Eppure anche tu hai massacrato certe canzoni simbolo. Parliamo di Qpga... «Questo piccolo grande amore l'ho rifatto tre, quattro volte (si ferma, poi: chi offre di più?). Una volta sono stato affrontato da una signora a Palermo: la canzone è nostra non la deve modificare. Io mi sono messo (e mima il gesto della comare con le braccia sui fianchi) a discutere. Poi ho capito che aveva ragione». Hai mai conosciuto grandi uomini? «Ho conosciuto molte persone comuni che senza essere citate da nessun libro di storia a me hanno dato la sensazione di esserlo. Persone che avevano come strada principale della loro vita il tentativo di essere onesti a tutti i costi in un mondo che ti mette sotto i piedi delle trappole per non esserlo. Risposta facile sarebbe dire: mio padre. Ma non so se un padre è un grand'uomo. Un padre è comunque un uomo grande quando sei piccolo, ti copre, ti protegge. Ho scritto una canzone su di lui ma più che altro per l'assenza di una guida per me. Mi piacerebbe avere una mano che mi indichi la direzione giusta. Ma anche nel mondo si sono persi uomini intellettualmente onesti che sapevano traghettare l'umanità verso un mondo migliore». La vita. Bisogna viverla con un pizzico di follia? «È un'esperienza straordinaria ed è l'unica che conosciamo quindi ce la dobbiamo tenere vicina. Cos'è che fa importante la vita? La curiosità, che non andrebbe mai spenta. Poi la fantasia, la possibilità di non diventare troppo adulti, mai. Che ci si sia sempre quel pizzico di cialtroneria, di buffoneria, di voglia di giocare. Amo proprio questa possibilità. Faccio un mestiere molto meno serio di altri dove in uno spettacolo dal vivo si può continuare a inseguire la favola, il gioco, senza diventare adulti e maturi a tutti i costi». Il tuo spettacolo. Che Claudio vediamo oggi? «È lo spettacolo più grosso che io abbia mai fatto. C'era voglia di completare quello che nel '98 non ero riuscito a fare, una cosa vagheggiata da Wagner che pensava che l'orchestra potesse suonare le sue composizioni in una formazione allargata. L'inizio del teatro totale. Insieme alla musica potevano esserci anche altre espressioni, le più popolari e povere, gli artisti di strada, i comici. Stavolta ci sono danzatrici del ventre, e di flamenco, suore sui pattini, quelli che fanno il judo, schermidori. Dicono che canto in playback? Ci sono dei frammenti "campionati", come usano tutti, ma è tutto fatto in casa tranne un tentativo di doppia voce in un paio di canzoni, dove dovremmo essere in due, io e me stesso. Il fatto è che a 90 metri di distanza dai musicisti il suono per un principio fisico arriva con un secondo di ritardo quindi io muovo la bocca e il ritorno del suono mi fa sembrare sfalsato». Quando sentiremo vecchie canzoni mai eseguite? «In un grande stadio si radunano persone che non sanno tutte le canzoni una ad una. Il 20 per cento sono curiosi o sono trascinati da altri. Improponibile, penserebbero che sono tutte nuove. Per quanto riguarda la stesura invece le devo metabolizzare, ho bisogno di distanza dalle cose per poterle raccontare. Prima c'era un'esuberanza di suggestioni ora una carestia. E io mi autorassicuro. Giro con un libricino, scrivo le tre notine e poi non le uso mai. Però mi conforta sapere che c'è». L'ansia di futuro, di andare al di là del ponte. Che cosa ci aspetta? «Questo inizio di secolo ha mancato l'idea dell'"adesso cambieremo e andremo da un'altra parte" che ci era stata promessa. Invece viviamo uno dei momenti più disorientanti. Non ci sono veri valori condivisibili da tutti. Ho pensato che noi stavamo come seduti davanti a un ponte. Era quello il primo metro che dovevamo fare per entrare nel futuro, traversarlo. Siamo ancora all'inizio del ponte ma penso che oltre ci sia qualcosa di bello. Come penso che dietro la collina ci sia il sole, il mare che vedi per la prima volta, una campagna, la gente che balla. Bisogna avere il coraggio di fare quel metro e credere, con la speranza che diventa come un'ombra che ci segue. È la tenacia il senso di ogni essere umano che dà un senso alla propria esistenza e a quella degli altri». A proposito di futuro sei in procinto di laurearti? «Sì ma fra concerti e dischi... Ho ancora un esame da fare e poi mi laureerei con una tesi sul restauro architettonico e la rivalutazione degli spazi per l'intrattenimento popolare. Ho studiato tre anni quand'ero studente Qualche tempo fa per caso ho incontrato il preside della mia vecchia facoltà di Architettura. Voleva che parlassi agli studenti. Quando sono andato mi sembrava di essere la Monroe alle truppe americane. Poi lui è stato da mia madre per convincerla a farmi riprendere gli studi e da lì è finita. Ho pagato le tasse fino ad oggi, approfittando della nuova legge. Una cifra!..» E la musica italiana? Mai avuto un idolo? «Ce l'avevo, Celentano. Era il cantante moderno quando c'era il gap generazionale che oggi per fortuna non c'è (e ridacchia). Per quanto riguarda le canzoni italiane io vorrei averle scritte quasi tutte, quelle degli altri. Mi piacciono molto quelle degli anni '60, "Io che amo solo te" di Endrigo ad esempio. Dei giovani amo Elisa e Carmen Consoli, il genio di Daniele Silvestri, Samuele Bersani, Fabi. E i vecchi? Oramai sono vecchi». Aiuterebbe la musica un modo discografico migliore? «All'inizio della carriera per i primi 7-8 anni il discografico comandava poi non ho più subìto pressioni. Oggi certe volte lamento l'assenza della discografia. Sembrano alla disfatta della campagna di Russia. Tornasse ad essere un'industria forte, autentica, con un rapporto migliore con la musica, sarebbe meglio». Fonte: "Il Gazzettino" .............................. Oggi A Padova UN CONCERTO GIGANTE, FRA I PERFORMER DELLA PORTA ACCANTO Padova Alle 21.30, calato il sole, lo spettacolo di Claudio Baglioni andrà in scena allo stadio Euganeo di Padova, con il suo immenso palco lungo oltre cento metri posto sul prato, l'orchestra di 33 elementi, la band (guidata da Paolo Gianolio alla chitarra, con Lele Melotti batteria, Paolo Costa basso, Walter Savelli piano, Gianni Boscariol Hammond e tastiere, Danilo Minotti, chitarra), i 33 elementi del corpo di ballo stabile e le diverse centinaia di performer selezionati in tutto il Veneto nelle settimane scorse, che realizzeranno le coreografie studiate da Luca Tommassini. La traccia dello show, della durata di circa tre ore, dovrebbe essere quella disegnata ad Ancona e Milano con poche variazioni e il duetto inedito con Gianni Morandi «penso che faremo "Poster" per chè mi ha detto che l'aveva già cantata un'altra volta», confida Claudio. Lo show partirà con Claudio da solo con la chitarra a girare attorno al campo cantando alcune sue canzoni storiche. Poi lo spettacolo salvo variazioni proseguirà con "Sono io", "Strada facendo", "Quanto ti voglio", "Un giorno nuovo", "Dagli il via" fino al primo ingresso dei performer in "Uomini Persi". Si ascolteranno "Avrai" al pianoforte, "Domani mai", "Stai su", "Quante volte" con contorno di ballerine in bikini in bolle trasparenti, "Cuore di aliante". "Buona fortuna" per sole voci precederà "Tutto in un abbraccio", "Mai più come te", "Grand'uomo", prima della comparsa di Gianni Morandi. Quindi le coreografie si susseguiranno efficaci per "Fammi andar via", "Vie dei colori", "Acqua dalla luna", "Bolero", "E tu" , "E adesso la pubblicità, "Ninna nanna nanna ninna", "Noi no". "Mille giorni di te e di me", precederà poi un a curiosa versione di "Questo piccolo grande amore", "Io sono qui", "La vita è adesso" in un bagno di folla e di follia collettiva. "Via" chiuderà definitivamente lo show che dovrebbe avere in autunno una nuova versione adattata per spazi chiusi, maggiormente basata sul nuovo disco "Sono io, l'uomo della storia accanto". Fonte: "Il Gazzettino" .............................. ALL'EUGANEO Per l'unica data del Nord est, lo stadio Euganeo ospiterà stasera il concerto di Claudio Baglioni. Con lui 12 straordinari musicisti, 42 elementi di orchestra, un balletto di 80 persone e oltre 800 figuranti, tra performer, atleti e artisti di strada, che animeranno il kolossal-show per oltre 3 ore di emozioni. Inizio alle 21. Evento nell'evento si annuncia la partecipazione di una grande guest-star italiana che uscirà a sorpresa a fianco di Baglioni durante la serata: Gianni Morandi. Secondo alcune voci potrebbe essserci anche Biagio Antonacci. L'apertura degli ingressi dopo le 18.30 (al termine del sound-check). PARCHEGGI Verranno allestiti per l'occasione appositi parcheggi temporanei a pagamento lungo gli anelli perimetrali dello Stadio Euganeo; in alternativa sono previsti parcheggi presso l'ex Foro Boario di Corso Australia o nel centro cittadino (zona Fiera di Padova) con servizio A/R di bus navetta. CAMBIO/RITIRO PRENOTAZIONI TICKETS e ONLINE Il servizio di conversione delle prenotazioni è attivo dalle ore 11 Le biglietterie chiudono dopo l'inizio dello spettacolo. Per il ritiro delle prenotazioni acquistate online è necessario recarsi presso le biglietterie dello Stadio con regolare attestazione d'acquisto, unitamente ad un documento d'identità valido. STADIO EUGANEO L'accesso al campo da gioco è interdetto al pubblico poiché la produzione prevede una passerella centrale su tutta l'area del prato. Si consiglia di osservare bene la segnaletica interna ed esterna al fine di non incanalarsi inutilmente in un settore sbagliato. Il personale di controllo e di sicurezza è disponibile per dare informazioni ed indicazioni precise sui posti acquistati. Il servizio di hostess è a disposizione per trovare il proprio posto numerato. I portatori di handicap potranno usufruire dell'accesso gratuito all'evento con l'ausilio di un accompagnatore (che paga il prezzo minimo dei biglietti in vendita); lo spazio riservato è posizionato ai bordi del campo da gioco, con pedana rialzata. COME ARRIVARE Per l'evento di Claudio Baglioni verranno realizzati appositi tragitti A/R dal Centro Città di Padova e dalla Stazione ferroviaria con servizio speciale di bus navetta da e per lo Stadio Euganeo. Per ulteriori informazioni: ZED Ticketline 0498 644 888www.zedlive.com: il nuovissimo portale dei Grandi Eventi sulla rete web aggiornato in tempo reale Fonte: "Il Gazzettino" .............................. CLAUDIO BAGLIONI Attesa tappa toscana del tour «Ci sono anch'io», show spettacolare ... CLAUDIO BAGLIONI Attesa tappa toscana del tour «Ci sono anch'io», show spettacolare del mitico artista, vera e propria icona della canzone made in Italy. DOVE: a FIRENZE, Stadio Franchi, 27 giugno. Fonte: "Il Tirreno" .............................. HANNO PARTECIPATO ALL'INCONTRO, ... Hanno partecipato all'incontro, ponendo le loro domande, i lettori del Gazzettino: Alberto Zeppieri di Udine, Laura Trentinaglia di Mestre, Dino Balzan di Crocetta del Montello, Giuliano Zanet, Giuliana Penzo di Venezia, Daniele Nordio di Chioggia, Alessia Fiore di Padova, Lucia Libralato di Belluno, Silvia Ceccon di Spresiano, Enzo Siega di Mestre, Michela Tosato di Marcon, Paolo Mozzato di Grignano Polesine, Elena Prosdocimi di Noale, Paola Buriola di Brugnera, Orietta Storari di Udine, Massimiliano Ragazzo di Cadoneghe, Nunzia Brunetti di Treviso, Sandra Abelli di Meolo, Tamara Prudenziato di Villamarzana, Marina Fossali di Mestre. Ringraziamo tutti coloro, che da ogni parte del Nordest ma non solo, hanno inviato domande e hanno partecipato all'iniziativa, scusandoci con quanti non sono stati alla fine fra i sorteggiati. Le loro domande andranno comunque a destinazione. Il Gazzettino ringrazia anche Claudio Baglioni per la sua partecipazione, per la disponibilità e l'amicizia dimostrata. Fonte: "Il Gazzettino" .............................. ALLA VIGILIA DEL PASSAGGIO DA PADOVA ... Alla vigilia del passaggio da Padova del suo grande show, questa sera allo stadio Euganeo, con un palco di oltre 100 metri disteso sul prato e alcune centinaia di performer a disegnare le coreografie studiate da Luca Tommassini, Claudio Baglioni è venuto alla sede centrale del Gazzettino, a Mestre, per sottoporsi al fuoco di fila di domande di un gruppo di fan selezionati fra i nostri lettori: sono state due ore simpatiche in cui il cantante romano ha spiegato i retroscena della sua carriera e dei suoi dischi rivelando anche alcuni particolari inediti e curiosi. ALAJMO e GIACON Fonte: "Il Gazzettino" .............................. *** Visitate: http://www.brever.net/rassegnastampa Rassegna Stampa sul web in formato .txT -- --------------------------------------------------------------------------------------- SEI STANCO DEL TUO LAVORO? TI PIACEREBBE FARE IMPRESA NEL MONDO DI INTERNET? Da oggi questo non è più un sogno. Come? 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